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«I politici sono inutili, messi lì per caso: su 6 ministri 4 sono imbecilli»

L'imprenditore fa la voce grossa: “Da quando ho iniziato a parlare del restauro del Colosseo, ho incontrato sei ministri. Di questi sei, almeno 4 erano imbecilli, persone inutili messe lì per caso”. 
Continua così: “In Italia c'è una macchina amministrativa che da 30 anni, o forse di più, è così male amministrata che è più semplice per noi del settore privato dire: fatevi più in là, lasciate stare, ci pensiamo noi”

Nell'immaginario collettivo prende quindi forma il Della Valle prossimo leader di un progetto politico e annuncia che in ottobre verrà aperta a Milano la sede di “Noi Italiani”, un movimento che, stando alle parole delle stesso imprenditore, “mirerà a dare slancio all'imprenditoria e ad educare i più giovani sul tema della competitività”.

Noi Italiani non sarà un partito politico. “Non lo è. E' oltre la politica” Nell'intervista al quotidiano britannico Della Valle ribadisce che il problema più grosso da scardinare è la cultura amministrativa italiana e l'equivoco sul ruolo dell'imprenditoria privata, che nella percezione comune è vista come egoista e interessata esclusivamente al profitto. ”Quello che voglio insegnare ai ragazzi, agli imprenditori di domani, è che è loro dovere restituire ciò che hanno, la Ferrari e il jet privato non sono tutto”. *fonte il web
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Prima il Pd poi l'Italia, Bersani Vs Renzi: "Serve un partito senza servi"
'Chi siamo? Con chi andiamo?'. Non è la domanda filosofica del secolo, ma quella di Pierluigi Bersani intervistato dal Corriere della sera.

E il messaggio è chiaro: "O si rimette in sesto l'Italia se prima non si mette in sesto il Pd".  ha dichiarato l'ex presidente del Consiglio e segretario Pd.

La difesa è dura e pura, e mira a parare i colpi contro i 25 senatori bersaniani, che non sono il problema quanto"il Pd che ha un problema politico profondo. Dopo mesi di parole su lavoro, scuola, tasse, Rai, Verdini, Azzollini, ormai è emerso che tra i militanti c'è un distacco e non sto parlando di Vietnam, ma di Campagnola Emilia".

Quanto a Renzi e alle sue "trovate" comunicative non ci va leggero: "Non si può rimettere in sesto l'Italia se prima non si mette in sesto il Pd. Questo è il punto di fondo e ne abbiamo un esempio in queste ore. Se qualcuno, a freddo e strumentalmente, si inventa dei Vietnam e dei vietcong, si è autorizzati a pensare che vogliano giustificare il napalm".  

Poi, una volta attaccato, porge la "mano dell'accordo": "Il segretario ora deve prendere in mano il problema, perché noi abbiamo bisogno del partito riformista del secolo". Ma alle sue condizioni. 

Prima di tutti no alle sanzioni per i dissidenti, il punto è se si intende regalare "500 euro a un ricco e 50 a un povero". Su questo non transige: "Pretendo che si discuta a fondo, non in cinque minuti. Perché un conto è la disciplina come coronamento di uno sforzo di sintesi e un conto l'obbedienza. E siccome ho sempre detto che siamo un partito senza padroni, mi augurerei che fossimo anche un partito senza servi".

E a Sposetti, un provocatore per lui, sull'abolizione del Senato risponde con un paradosso: "Il cambiamento è a portata di mano. Su una riforma che dicesse superiamo il bicameralismo, rafforziamo le garanzie ed eleggiamo i senatori, magari in una lista collegata ai presidenti delle Regioni, c'è larga condivisione. Capisco la preoccupazione di riaprire il vaso di Pandora, ma io propongo di fare in modo blindato alcune correzioni sensate, non di tornare da capo".
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Nel corso del fine settimana sono giunti in Veneto e in parte sono ancora in fase di trasferimento 535 migranti. Lo rende noto la Prefettura di Venezia, che coordina l'attività di tutte le sedi decentrate dello Stato in regione. La Prefettura, in una nota, segnala al riguardo che «tra gli arrivi di questa notte, a Venezia, una cittadina eritrea, in condizioni di spossatezza, ha accusato un malore ed è stata prontamente ricoverata in ospedale dove si trova tuttora degente, senza che siano state diagnosticate malattie infettive».

Nonostante gli arrivi di nuovi migranti, secondo la Prefettura, prosegue sul territorio provinciale lo spostamento da Eraclea di quelli accolti nel residence «Mimose». In quindici giorni ne sono stati trasferiti oltre cento e altri dieci lasceranno il residence. *fonte il web
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ZAIA: il governo tappa il loro buco del bilancio mentre dà le briciole per le vittime del tornado: vergogna!!
Cinquecento milioni alla Sicilia per tappare il vergognoso profondo rosso, contro 2 miseri milioni, senza alcuna garanzia di poterne avere altri, per il tornado che ha devastato la Riviera del Brenta. 
Il fondo è stato toccato, ammesso che un fondo ci sia nelle scelte scellerate di questo governo che, da un lato blatera quotidianamente di una non meglio precisata lotta agli sprechi, dall'altro mette una barca di soldi, per quota parte anche dei contribuenti veneti e di quelli che sulla Riviera del Brenta hanno perso tutto, per coprire un buco che degli sprechi è un pesante esempio». Così il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, sullo stanziamento di 500 milioni di euro, in itinere al Senato, per intervenire a sostegno del bilancio della Regione Sicilia, in pesante passivo.

Zaia:«Alle parole si fanno seguire fatti di segno diametralmente opposto come questa vergognosa elemosina, che suona come vero e proprio insulto per la gente, come i Veneti, che fa sacrifici, paga le tasse, accetta collaborando le riorganizzazioni dei servizi nel tentativo di spendere meno e meglio, si rimbocca le maniche per rialzarsi dalle calamità». Infine conclude Zaia:«Di fronte a situazione come questa vien da chiedersi se valga ancora la pena. Sono amareggiato e disgustato, ma ora più che mai risoluto a mettere di fronte alle proprie responsabilità su tutti i tavoli romani chi continua impunemente a perpetuare ingiustizie come questa».
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Salvini: siamo pronti per il governo. Salamelle e cornamuse sul pratone del Carroccio.

Pontida: (50 mila persone dice Matteo Salvini, 10-15 mila stima il buonsenso), le bandiere, gli striscioni contro Renzi, la cornamusa che suona per ricordare «i fratelli e le sorelle che non ci sono più» mentre quelli che ci sono fanno un baccano d’inferno. La grande novità dell’edizione 15 del garden party leghista è la ruspa parcheggiata sull’erba, nuova icona del movimento che però, promette Salvini dal palco, deve servire ad asfaltare il governo Renzi prima dei pur odiati campi rom. E poi magliette con la scritta “+rum -rom”’, cartelli “Salvini da clonare”, le salamelle. 

Salvini: I bersagli sono sempre quelli, l’«infame» legge Fornero, gli immigrati che non sono profughi ma clandestini, gli studi di settore, la Ue «covo di criminali», ovviamente Renzi («invidiamo i russi che hanno Putin e gli ungheresi che hanno Orban», e qui davvero la spara un po’ grossa) e perfino Fedez. Però è in parte diverso il tono. Invettive a parte, è meno aggressivo, più ecumenico, quasi moderato. L’elenco delle cose da fare per trasformare l’Italia «in un Paese normale» di dalle inala memoria, e che vanno dall’abolizione della SIAE e dei prefetti al servizio civile obbligatorio di un anno, sembra quasi un programma di governo. «No, non sembra: lo è». 

Pare una Lega di governo più che di lotta, che comincia a passare dalla protesta alla proposta e si pone il problema di che fare se si votasse e si vincesse. Il tutto detto da Salvini con un tono ruggente, citando San Francesco e Francesco, inteso come il regnante pontefice (sia pure per invitarlo, a Torino, a non incontrare solo i rom ma anche qualche esodato), e circondato dai bambini per cavalcare l’onda della manifestazione pro-famiglia di Roma e ripetere, al solito, “che non c’è un genitore 1 e un genitore 2, ma un papà e una mamma”. Applausi. *fonte il web

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La minoranza ha deciso di abbandonare la riunione dei deputati sulla legge elettorale. I partiti Sel, Lega e Forza Italia si appellano a Mattarella contro la fiducia.

Roberto Speranza alle 22 ha presentato  le proprie dimissioni da capogruppo Pd all’Assemblea del deputati perché sulla riforma elettorale «c’è un profondo dissenso». «Non cambiare la legge elettorale - ha spiegato Speranza - è un errore molto grave che renderà molto debole la sfida riformista che il Pd ha lanciato al Paese. C’è una contraddizione evidente tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore». «Sarò leale al mio gruppo e al mio partito ma voglio essere altrettanto leale alle mie convinzioni profonde», ha detto Speranza. Dopo l’annuncio di Speranza, il premier Matteo Renzi ha invitato l’assemblea a discuterne «in una sede più opportuna» e a proseguire con il voto sull’Italicum. 

Così i dissidenti di minoranza hanno lasciato la riunione. Il clima è da rottura imminente: «Non si può andare avanti così. Ci vediamo in Aula. E personalmente ho già detto cosa farò», dice Pippo Civati. «Non è stato considerato il fatto politico delle dimissioni di Speranza», incalza Stefano Fassina. «E’ una questione di stile», sottolinea Rosy Bindi. «Procedendo di strappo in strappo non so dove si vada a finire», sostiene Alfredo D’Attorre. «Se si sceglie di andare avanti così io non ci sto», tuona Pier Luigi Bersani. Tutte le minoranze Dem hanno chiesto due modifiche: l’adozione delle preferenze anche per i capigruppo e la previsione dell’apparentamento al secondo turno.

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